Spondiloartrite

Spondiloartriti è il termine che indica una serie di patologie infiammatorie autoimmuni a carico primariamente delle vertebre e delle articolazioni sacro-iliache, con interessamento secondario delle grosse articolazioni periferiche (anche, caviglie). All’interessamento infiammatorio assiale si accompagna spesso un coinvolgimento tendineo.

Alle spondiloartriti appartengono le seguenti affezioni patologiche:

  • Spondilite Anchilosante
  • Artrite Psoriasica
  • Artrite Reattiva o di Reiter
  • Artrite associata alle malattie croniche intestinali (morbo di Crohn e colite ulcerosa)
  • Spondiloartriti indifferenziate
  • Malattia di Whipple
  • alcune forme di artrite cronica giovanile

Tra le complicanze extra-articolari che originano dalle spondiloartriti, di particolare gravità è l’uveite, spesso recidivante, rilevata nel 20-30% dei pazienti, che può evolvere in gravi danni alla vista, fino alla cecità. Le cause di queste patologie sono purtroppo ancora ignote, anche se l’insorgenza appare strettamente connessa a fattori genetici. Colpiscono l’1,5% della popolazione italiana, soprattutto i maschi, ma non esistono ancora studi epidemiologici attendibili. Finora non è stata individuata una terapia specifica. Per il trattamento dei sintomi si fa grande ricorso all’uso di farmaci antinfiammatori, i cosiddetti FANS, con ripercussioni negative sullo stomaco, esposto al rischio di gastriti. Di recente introduzione è l’utilizzo di farmaci biologici: si tratta di immunosoppressori che hanno la funzione di stimolare, orientare e ripristinare il sistema immunitario dell’organismo per aiutarlo a difendersi dalla malattia. Vengono somministrati sotto stretto controllo medico, nei principali centri ospedalieri italiani. Le spondiloartriti sono responsabili di alti costi in termini individuali (sofferenza, inabilità, disagio), sociali ed economici. Infatti, l’assunzione cronica di farmaci e il monitoraggio degli effetti collaterali, la necessità di fisioterapia al fine di mantenere un’adeguata mobilità, la disabilità lavorativa a causa della perdita dell’integrità anatomo-funzionale, l’eventuale ricorso a chirurgia ortopedica, implicano un grande impegno economico nella gestione della malattia.

Spondiloartrite Anchilosante

Nota anche come morbo di Bechterew, costituisce l’espressione clinica più tipica delle spondiloartriti. E’ una malattia permanente, progressiva, altamente invalidante. L’etimologia del termine è autoesplicativa: spondilite si riferisce, infatti, ad una infiammazione (-ite) delle vertebre (in greco “spondylos”) e anchilosante indica la coesione (“ankylosys”, sempre dal greco) di più parti tra loro. Esordisce in età giovanile, verso i 25-30 anni e l’insorgenza è lenta e graduale con dolore alla schiena e rigidità, che, nelle forme più gravemente invalidanti insorgono presto al mattino, tanto da interrompere il sonno e costringere il malato ad alzarsi e a muoversi. La privazione del sonno, insieme alla progressiva immobilità, incidono pesantemente sul normale svolgimento della vita quotidiana e minano psicologicamente i malati, la cui vita professionale, privata e sociale risulta gravemente compromessa. I malati di spondilite anchilosante presentano una posizione caratteristica, obliqua con il collo immobilizzato e proiettato in avanti, il collo è deformato, la statura abbassata e il campo visivo ridotto. I soggetti sofferenti di questa malattia non possono alzare il capo per vedere il cielo, da cui la definizione “uomini e donne senza cielo”. Oltre alla colonna vertebrale, possono essere interessati altri distretti corporei: in primis, per la frequenza osservata, l’occhio, con iriti e uveiti anche gravi che possono portare alla cecità. Il distretto cardiaco può venire interessato a livello della valvola aortica, il polmone, con l’insufficenza respiratoria. Altre complicazioni più rare sono, piuttosto, condizioni associate alla spondiloartrite anchilosante o sovrapposte ad essa. Si tratta di altre forme infiammatorie come la psoriasi, la malattia di Reiter, le sindromi infiammatorie intestinali, per citare le più comuni. In Italia, la prevalenza della spondiloartrite anchilosante è intorno allo 0,05-0,06% della popolazione con una stima di 25-30.000 malati e una netta predominanza di maschi, in rapporto 7:3 rispetto alle donne. Come per le altre forme di spondiloartriti, anche per il morbo di Bechterew non esistono farmaci in grado di frenare l’evoluzione della malattia e a tutt’oggi la terapia è di tipo sintomatico con antinfiammatori, antireumatici, immunosopressori e farmaci biologici. Accanto alle terapie farmacologiche, sono la terapia fisica e riabilitativa molto utili ai fini del miglioramento posturale e della capacità di compiere i più comuni atti quotidiani. Un’efficace campagna di prevenzione rivolta alla cittadinanza e basata sulla diagnosi precoce è indispensabile per contenere gli effetti invalidanti.

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